Torino 18 aprile
2012: diario di un viaggio
Torino la
conosciamo tutti: città del Piemonte, capoluogo di provincia e di regione,
situata a 239 metri d'altezza dalla Dora Riparia al Po. Una città in pieno
stile risorgimentale che conserva però il reticolato viario ereditato dai
Romani e ripristinato e ampliato dai Savoia, che a partire dal XVI secolo
diedero alla città, capitale del loro ducato, una rigorosa ,razionale
sistemazione urbanistica , completata e perfezionata nei secoli successivi.
Quest'anno le
classi terze della nostra scuola media hanno intrapreso un viaggio in questo
magico centro, un campo scuola dove le tante esperienze culturali si sono
meravigliosamente legate a quelle umane, in quattro giorni davvero
indimenticabili.
La mattina della
partenza ero così emozionata che non riuscivo a tenere la bocca chiusa, avrei
voluto urlare a squarciagola per la gioia. Ma, bando alle ciance, dopo essere
arrivati alla stazione Tiburtina e aver fatto sì che ci fossimo tutti,
finalmente salimmo sul treno ad alta velocità e il viaggio verso la città magica
iniziò. Devo ammettere che all'inizio era davvero divertente, eravamo tutti
insieme, parlavamo, scherzavamo, insomma un vero spasso; ma dopo qualche ora crollammo
quasi tutti sui nostri sedili: Torino è davvero lontanissima! Ma finalmente
dopo quasi cinque ore di treno scendemmo alla stazione Porta Nuova di Torino
verso l'ora di pranzo; davanti alla stazione ci attendeva un pullman che portò noi
e la classe terza A a fare un giro turistico della città: anche se solo
attraverso un finestrino, potetti notare tanto del centro di Torino. A
illustrarci le meraviglie era con noi una guida, una donna di cui non ricordo
il nome però ho ancora ben presente che aveva un'aria calda e raffinata, e poi
era gentilissima. Con il pullman passammo davanti al parco del Valentino, alla
statua di Carlo Alberto, che “veglia” sulla grande piazza che porta il suo
nome, e ad altri monumenti e musei che avremmo dovuto visitare in seguito; a
parte questo ci fu un'altra cosa che mi colpì guardandomi attorno: c'erano
fiori in ogni dove e di ogni tipo, io adoro i fiori. Bene, finita questa
piccola visita, la nostra prossima meta era l'Abbazia di Superga, sul Monte dei
Cappuccini, che inoltre ospita la chiesa di Santa Maria del Monte firmata da
Ascanio Vito, e il Museo Nazionale della Montagna.
Una piccola
introduzione sulla basilica.
I principi
Vittorio Amedeo II di Savoia ed il viennese Eugenio di Savoia, saliti sull'alto
colle il 2 settembre 1706, per osservare le posizioni dell'esercito franco-spagnolo
che da 4 mesi circa assediava la città, fecero, da questo luogo, voto alla
Madonna delle Grazie per la liberazione di Torino, promettendo di fare
costruire, sullo stesso colle, un grandioso tempio in caso di vittoria sui
francesi. Tale voto avvenne di fronte alla statua lignea della Madonna ora
conservata nella relativa cappella riproducente quella demolita per l'erezione
della basilica. L'episodio è ricordato anche in un affresco e un quadro nella
chiesa di Santa Cristina in Piazza San Carlo a Torino. Dopo un immane lavoro di
sbancamento per quei tempi, per l'abbassamento della sommità del colle di oltre
40 metri per avere così un ampia spianata per consentire l'impianto del tempio,
alla quota di 670 metri, il 20 luglio 1717 veniva iniziata su progetto del
grande architetto Filippo Juvarra la costruzione della "fabbrica"
della Basilica e il 5 novembre 1731, 14 anni dopo, seppure incompleta, era
inaugurata dal Carlo Emanuele III. La "fabbrica" del complesso venne
orientata sull'asse della "stradone" o contrada di Francia. Dopo aver
visto l'interno della basilica e ammirato un panorama davvero mozzafiato, ci dirigemmo
verso le tombe reali, sempre con la compagnia della nostra amichevole guida. É
da sapere che i sotterranei della basilica custodiscono uno storico e artistico
mausoleo nel quale sono raccolte le tombe dei Sovrani Sabaudi da Vittorio
Amedeo II a Carlo Alberto (tranne Carlo Felice sepolto nell'Abbazia di
Altacomba) e di altri 50 fra principi e principesse, cioè tutti quelli deceduti
dopo il 1732. Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, invece fu sepolto nel
Pantheon romano. Il progetto di costruzione venne affidato all'architetto
Francesco Martinez, nipote di Filippo Juvarra , nel 1774 e si concluse nel 1778
. La cripta ospita anche 62 sculture di Casa Savoia. Sarò franca, erano quasi
le sei del pomeriggio , ero stanca e avevo freddo, per cui non ricordo
perfettamente questa visita anche se lì sul momento mi piacque molto. Era
arrivato il momento di trasferirsi in albergo, così tornammo sul pullman e ci
dirigemmo verso il posto dove avremmo dovuto alloggiare, Nichelino. All'arrivo
in albergo, io e due delle mie migliori amiche, ci fiondammo nella nostra
stanza e cominciammo a disfare le valige; devo dire che ci volle davvero poco
per creare il soqquadro più totale. Dopo esserci sistemate scendemmo a cena e
lì sì che si poteva chiamare
divertimento; mi piacque proprio condividere quest'esperienza con i miei amici,
anche con quelli che non conoscevo benissimo si creò subito una certa confidenza,
ero davvero felice.
Finita la cena, io
e una bella compagnia ci radunammo in una stanza e cominciammo a farci
riconoscere per quello che eravamo: dei giovani con forse anche troppa voglia
di vivere: infatti ricevemmo parecchi richiami dai responsabili dell'albergo
che ci mandarono forzatamente a “letto”; mi divertii lo stesso. Non potevo
credevo che fosse già passato un giorno, il tempo già volava! Quel giorno
avevamo appuntamento con la nostra nuova guida in Piazza Castello di fronte al
Teatro Regio. :Le origini del Teatro risalgono all’inizio del XVII quando
Vittorio Amedeo II decise di
commissionare all’architetto Filippo Juvarra la progettazione e la costruzione
di un nuovo grande
teatro nell’ambito del più generale riassetto urbano della Piazza
Castello.
L’intento venne
però perfezionato solo qualche anno più tardi da Carlo
Emanuele
III (incoronato re nel 1730) il quale, in seguito alla morte di Juvarra scelse
di affidare il progetto all’architetto Benedetto Alfieri con la richiesta di
progettare un
teatro di grande prestigio. Il «Regio Teatro» di Torino,
edificato nel tempo record di due anni, venne inaugurato il 26 dicembre del 1740
con l’Arsace di Francesco Feo,
diventando subito un
punto di
riferimento internazionale per la capienza – circa 2.500 posti tra platea e cinque ordini di
palchetti –, le magnifiche decorazioni della sala fra le quali
spiccava la volta dipinta da Sebastiano Galeotti, gli imponenti scenari e le
attrezzature tecniche, nonché la qualità delle rappresentazioni.
Dietro il Teatro
svettava la guglia della Mole Antonelliana: scattai foto a raffica. Al centro
della piazza vi era l'imponente Castello, detto anche palazzo Madama. Questo
Palazzo circa duemila anni fa, all'epoca dell'impero romano, era una delle
porte d'ingresso alla città in corrispondenza del decumano massimo che oggi è
via Garibaldi. Due alte torri, quelle che tuttora affiorano sul lato della
piazza pedonale, incorniciavano quattro grandi aperture ad arco: l'entrata e
l'uscita da Torino (Augusta Taurinorum) verso Est, verso Roma. Nel medioevo, la
porta romana subisce la sua prima radicale metamorfosi. Da soglia alla città
diviene difesa della città: vengono chiusi gli archi romani, aperto un nuovo
passaggio, accanto alla torre meridionale, la porta Fibellona, e, soprattutto,
eretto un fortilizio a ridosso delle torri. Nei primi decenni del 1300 la
struttura fortificata si trasforma in un castello per mano di Filippo I
d'Acaja, del ramo cadetto dei Savoia. Ma è solo con Ludovico d'Acaja,
all'inizio del Quattrocento, che il castello assume l'aspetto che ora coincide
con uno dei due volti di Palazzo Madama: quattro torri angolari, scale di
collegamento tra i vari piani e, all'interno, una corte circondata da portico.
In seguito, il suo ruolo varierà, pur rimanendo centrale: dimora per ospiti di
rango, scenario per le cerimonie pubbliche, spazio scenografico per le feste.
Questo Palazzo che troneggia al centro di piazza Castello, a cui indirettamente
da il nome essendo parte integrante dell'antico 'castello' medievale, è
un'antologia di storia e di stili architettonici di epoche diverse. Il
Castello, ampliato nel 1400, costituiva il vecchio nucleo difensivo della
città, ed era a sua volta stato edificato inglobando le due torri dell'antica
porta romana (Porta Decumana, o Praetoria); dietro la settecentesca facciata
barocca passavano infatti le mura che circondavano la colonia di Augusta
Taurinorum per un perimetro di circa 3000 metri.Il fronte verso Via Po conserva
ancora l'aspetto medioevale con le sue merlature (ora poco evidenti), mentre la
grandiosa facciata ed il corpo verso Via Garibaldi sono dotati di un ricco
frontale, opera di Filippo Juvarra (1721), capolavoro di architettura barocca.
Molti grandi artisti hanno lavorato a questo edificio i cui interni furono
trasformati, già nel 1600, in lussuoso palazzo, soprattutto durante la reggenza
(1638-1660) di Maria Cristina d'Orléans, figlia di Enrico IV re di Francia e
Maria de' Medici, rimasta vedova giovanissima di Vittorio Amedeo I di Savoia.
Il nome di "Madama" attribuito al palazzo risale a quest'epoca,
poiché esso era destinato alla madama ('signora' in dialetto torinese). Maria
Cristina; per lei Carlo di Castellamonte costruì il Salone degli Svizzeri e le
bellissime sale degli appartamenti di gala. Sempre per un altra 'Madama' reale,
Giovanna Battista di Savoia Nemours, Filippo Juvarra costruì successivamente la
facciata e lo scenografico scalone monumentale, a due rampe simmetriche
contrapposte, che danno oggi all'ambiente aspetto maestoso e regale,
luminosissimo come tutte le costruzioni juvarriane. Successivamente la nostra
guida ci condusse nella chiesa di San Lorenzo, opera di Guarino Guarini; appena
entrai rimasi letteralmente a bocca aperta: un interno ricchissimo ed armonioso,
un vero capolavoro del barocco. Rimasi a guardare quasi in estasi; notai che
sulle panche c'era uno stemma, lo stemma dei Savoia. Uscendo dalla chiesa
attraversammo la cancellata in ghisa risalente al 1841, opera di Pelagio Pelagi
che separa la piazza Reale da Piazza Castello. Dietro il palazzo Reale si
estendono i giardini reali disegnati dall'architetto Le Notre dove vi si trova
una fontana in stile rococò di Simone Martinez, nipote di Filippo
Juvarra. La guida ci fece anche visitare la Biblioteca Reale dove per entrarci
tutti ci divisero in due gruppi da tredici persone che entrarono uno alla
volta. L'interno era ricchissimo di volumi preziosi di ogni lingua e di oltre
2000 disegni fra cui l'autoritratto di Leonardo da Vinci. Tornammo verso il
Regio e accanto ad esso vi era il Palazzo degli Archivi, uno dei più importanti
in Italia che Juvarra costruì per Carlo Emanuele III; su 70 chilometri di
scaffali sono riposti i documenti della storia dei Savoia e dell'Italia
La funzione cui
l’edificio pubblico doveva assolvere era garantire al sovrano la conservazione e la rapida
consultazione dei titoli giuridici e della documentazione
necessari al governo dello Stato, sia in chiave di politica interna sia estera.
Il razionale ordinamento degli archivi e la loro scrupolosa conservazione da
parte della dinastia dei Savoia risale al XIII secolo, quando il castello di
Chambéry divenne sede stabile del potere comitale sabaudo. Poco dopo ci
dirigemmo verso il ristorante Maxipiatto ma aspettammo molto prima di mangiare
perchè prima di noi c'erano le altre due classi, ma alla fine venimmo tutti
accontentati, per fortuna. Bene, dopo aver placato la fame che ci portavamo
dietro dalle otto del mattino, ci dirigemmo al museo civico Pietro Micca.
Inaugurato nel
1961 in occasione del Centenario dell'unificazione italiana, il museo conserva
documenti, stampe, oggetti e plastici della città e della Cittadella relativi
all'assedio francese del 1706.
In quella
circostanza Pietro Micca, minatore dell'armata sabauda, perse la vita facendo
esplodere una mina in una galleria, fermando così l'assedio francese e salvando
la città. Fanno parte del museo, visitabili e pressoché intatte, le gallerie di
"contromina", parte dell'intricato sistema di cunicoli sotterranei in
muratura che si diramava dalla Cittadella con uno sviluppo di 14 km in
direzione della campagna. Mi interessò molto e mi piacque quando visitammo le
gallerie sotterranee, era tutto così...reale. Nel salone inferiore viene
proiettato un cortometraggio a colori sull'episodio in cui Pietro Micca fu
protagonista nella notte dell'assedio, ma purtroppo noi, forse per questioni di
tempo, non potemmo vederlo.
Al termine della
visita ci diedero una splendida notizia: avevamo un'ora libera per girare la
città. Io le mie amiche avevamo precedentemente inquadrato i nostri negozi e ci
fiondammo a fare shopping brandendo la nostra arma preferita, il portafogli.
Quell'ora sembrò volare ma noi avevamo già fatto i nostri acquisti e verso le
sei tornammo tutte contente sul pullman diretto all'albergo. Ero distrutta, ma
mi era piaciuta la giornata. Tornati in albergo, in stanza ci provammo quel che
avevamo comprato e aprimmo quasi un'inchiesta su ciò che ci stava bene e su ciò
che ci stava male facendoci tante belle risate di quelle vere. Scendemmo a cena
e già progettavamo quel che avremmo fatto dopo; decidemmo che quella sera si
cantava, così qualcuno portò una chitarra e strimpellammo delle canzoni.
Avremmo voluto continuare così fino a tardi ma i responsabili non ce lo permisero e ci
mandarono a letto subito, però io e le mie due compagne di stanza ci mettemmo a
chiacchierare e andammo a dormire comunque a mezzanotte. La mattina dopo
infatti quasi non sentimmo la sveglia, ma le voci dei nostri compagni furono
molto più efficaci. Facemmo colazione, salimmo nuovamente su un pullman e ci
dirigemmo verso Palazzo Reale . L'interno era semplicemente maestoso,tappeti,
quadri, mobili, arazzi, tutto era originale, affascinante.
Un'ora dopo
tornammo sul pullman per andare al ristorante Le fonderie Ozanam ; fui molto
contenta di non doverci andare a piedi perché il tempo non era dei migliori.
Dopo aver mangiato tornammo sul pullman che si diresse stavolta fuori città,
alla reggia di Venaria. A mano a mano che uscivamo dalla città, dal finestrino
ammiravo le bellissime campagne circostanti e finalmente riuscivo a vedere le
Alpi sullo sfondo, un vero spettacolo. Quando arrivammo a Venaria il tempo era
notevolmente migliorato ,c'era un bel sole e faceva anche caldo in certi punti;
quel tempo faceva risaltare i bei fiori nei dintorni e la Reggia sembrava
ancora più maestosa.
Entrammo e
conoscemmo la nostra guida: questa era più anziana delle altre, ma mi era molto
simpatica; ci illustrò alla perfezione la Galleria di Diana ( dea della caccia,
Artemide per i greci), le scuderie juvarriane e il cortile delle carrozze. Ma
la cosa che mi piacque di più furono i giardini reali, erano
meravigliosi,immensi e poi c'era un sole caldissimo che faceva sembrare
l'atmosfera quasi magica; noi non resistemmo, appena fuori ci sdraiammo chi
sulla scalinata, chi direttamente sull'erba, ma il risultato era sempre lo
stesso: un immenso piacere.
Restammo ancora
qualche istante a godere di quel bel momento poi tornammo in albergo; quella
sera fu diversa dalle altre: difatti, era ultima sera che restavamo all'Euro
Motel e quindi dopo cena corremmo in camera a fare le valigie, c'era una
disorganizzazione totale ovunque! La valigia non finiva mai, ci si perdeva o si
dimenticava sempre qualcosa ma alla fine riportammo tutto a casa. Una volta
preparati i bagagli i professori ci dissero che quella sera, se volevamo stare
tutti insieme, non potevamo restare in albergo per varie ragioni, così ci
portarono al parco e restammo lì fino a tardi; vi risparmio i dettagli, ma fu
una serata piena di emozioni. La mattina dopo c'era un'aria allegra e frizzante
tra di noi, sarà che era l'ultimo giorno . Bè, come al solito facemmo colazione
e prendemmo il nostro caro pullman, che questa volta ci portò a Palazzo
Carignano, uno dei più celebri esempi di barocco, che divenne, nel 1848,i sede
del primo parlamento subalpino, dove sedettero Giuseppe Garibaldi, Giuseppe
Mazzini, Verdi e persino Alessandro Manzoni; oggi questa sede accoglie il Museo
del Risorgimento italiano. Salimmo sulla torre e ci godemmo un bellissimo
panorama di una Torino dall'alto. Dopo aver pranzato arrivò il momento che
aspettavo da tutto il viaggio: il momento di visitare il famoso Museo
Egizio;davanti al posto ci attendeva la mia guida preferita, Sonia.
Entrammo e ogni
cosa stuzzicava il mio interesse; la prima cosa furono le mummie di due donne
esposte in due teche di vetro: Sonia ci spiegò che erano due sorelle morte
molto giovani e quasi nello stesso momento, non so perché, ma questa storia mi
colpì. Dopo aver ammirato tutto il museo e esserci concessi qualche istante per
fare acquisti in una cioccolateria caratteristica, tornammo sul pullman che ci
portò alla stazione Porta Nuova. Eravamo nuovamente su un treno, con la solita
frenesia ed eccitazione; l'unica differenza era che, verso le nove di sera, ci
ritrovammo davvero nelle braccia di Morfeo. Che posso dire? É stato bellissimo condividere
tutto, stare costantemente insieme, non dimenticherò mai quell'indipendenza;
come potrei dimenticare? Non potrei.
Flavia Parracciani
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