domenica 20 maggio 2012

Campo scuola a Torino (1)


Torino 18 aprile 2012: diario di un viaggio
     Torino la conosciamo tutti: città del Piemonte, capoluogo di provincia e di regione, situata a 239 metri d'altezza dalla Dora Riparia al Po. Una città in pieno stile risorgimentale che conserva però il reticolato viario ereditato dai Romani e ripristinato e ampliato dai Savoia, che a partire dal XVI secolo diedero alla città, capitale del loro ducato, una rigorosa ,razionale sistemazione urbanistica , completata e perfezionata nei secoli successivi.
Quest'anno le classi terze della nostra scuola media hanno intrapreso un viaggio in questo magico centro, un campo scuola dove le tante esperienze culturali si sono meravigliosamente legate a quelle umane, in quattro giorni davvero indimenticabili.
La mattina della partenza ero così emozionata che non riuscivo a tenere la bocca chiusa, avrei voluto urlare a squarciagola per la gioia. Ma, bando alle ciance, dopo essere arrivati alla stazione Tiburtina e aver fatto sì che ci fossimo tutti, finalmente salimmo sul treno ad alta velocità e il viaggio verso la città magica iniziò. Devo ammettere che all'inizio era davvero divertente, eravamo tutti insieme, parlavamo, scherzavamo, insomma un vero spasso; ma dopo qualche ora crollammo quasi tutti sui nostri sedili: Torino è davvero lontanissima! Ma finalmente dopo quasi cinque ore di treno scendemmo alla stazione Porta Nuova di Torino verso l'ora di pranzo; davanti alla stazione ci attendeva un pullman che portò noi e la classe terza A a fare un giro turistico della città: anche se solo attraverso un finestrino, potetti notare tanto del centro di Torino. A illustrarci le meraviglie era con noi una guida, una donna di cui non ricordo il nome però ho ancora ben presente che aveva un'aria calda e raffinata, e poi era gentilissima. Con il pullman passammo davanti al parco del Valentino, alla statua di Carlo Alberto, che “veglia” sulla grande piazza che porta il suo nome, e ad altri monumenti e musei che avremmo dovuto visitare in seguito; a parte questo ci fu un'altra cosa che mi colpì guardandomi attorno: c'erano fiori in ogni dove e di ogni tipo, io adoro i fiori. Bene, finita questa piccola visita, la nostra prossima meta era l'Abbazia di Superga, sul Monte dei Cappuccini, che inoltre ospita la chiesa di Santa Maria del Monte firmata da Ascanio Vito, e il Museo Nazionale della Montagna.
Una piccola introduzione sulla basilica.
I principi Vittorio Amedeo II di Savoia ed il viennese Eugenio di Savoia, saliti sull'alto colle il 2 settembre 1706, per osservare le posizioni dell'esercito franco-spagnolo che da 4 mesi circa assediava la città, fecero, da questo luogo, voto alla Madonna delle Grazie per la liberazione di Torino, promettendo di fare costruire, sullo stesso colle, un grandioso tempio in caso di vittoria sui francesi. Tale voto avvenne di fronte alla statua lignea della Madonna ora conservata nella relativa cappella riproducente quella demolita per l'erezione della basilica. L'episodio è ricordato anche in un affresco e un quadro nella chiesa di Santa Cristina in Piazza San Carlo a Torino. Dopo un immane lavoro di sbancamento per quei tempi, per l'abbassamento della sommità del colle di oltre 40 metri per avere così un ampia spianata per consentire l'impianto del tempio, alla quota di 670 metri, il 20 luglio 1717 veniva iniziata su progetto del grande architetto Filippo Juvarra la costruzione della "fabbrica" della Basilica e il 5 novembre 1731, 14 anni dopo, seppure incompleta, era inaugurata dal Carlo Emanuele III. La "fabbrica" del complesso venne orientata sull'asse della "stradone" o contrada di Francia. Dopo aver visto l'interno della basilica e ammirato un panorama davvero mozzafiato, ci dirigemmo verso le tombe reali, sempre con la compagnia della nostra amichevole guida. É da sapere che i sotterranei della basilica custodiscono uno storico e artistico mausoleo nel quale sono raccolte le tombe dei Sovrani Sabaudi da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto (tranne Carlo Felice sepolto nell'Abbazia di Altacomba) e di altri 50 fra principi e principesse, cioè tutti quelli deceduti dopo il 1732. Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, invece fu sepolto nel Pantheon romano. Il progetto di costruzione venne affidato all'architetto Francesco Martinez, nipote di Filippo Juvarra , nel 1774 e si concluse nel 1778 . La cripta ospita anche 62 sculture di Casa Savoia. Sarò franca, erano quasi le sei del pomeriggio , ero stanca e avevo freddo, per cui non ricordo perfettamente questa visita anche se lì sul momento mi piacque molto. Era arrivato il momento di trasferirsi in albergo, così tornammo sul pullman e ci dirigemmo verso il posto dove avremmo dovuto alloggiare, Nichelino. All'arrivo in albergo, io e due delle mie migliori amiche, ci fiondammo nella nostra stanza e cominciammo a disfare le valige; devo dire che ci volle davvero poco per creare il soqquadro più totale. Dopo esserci sistemate scendemmo a cena e lì sì che  si poteva chiamare divertimento; mi piacque proprio condividere quest'esperienza con i miei amici, anche con quelli che non conoscevo benissimo si creò subito una certa confidenza, ero davvero felice.
Finita la cena, io e una bella compagnia ci radunammo in una stanza e cominciammo a farci riconoscere per quello che eravamo: dei giovani con forse anche troppa voglia di vivere: infatti ricevemmo parecchi richiami dai responsabili dell'albergo che ci mandarono forzatamente a “letto”; mi divertii lo stesso. Non potevo credevo che fosse già passato un giorno, il tempo già volava! Quel giorno avevamo appuntamento con la nostra nuova guida in Piazza Castello di fronte al Teatro Regio. :Le origini del Teatro risalgono all’inizio del XVII quando Vittorio Amedeo II   decise di commissionare all’architetto Filippo Juvarra la progettazione e la costruzione di un nuovo grande teatro nell’ambito del più generale riassetto urbano della Piazza Castello.
L’intento venne però perfezionato solo qualche anno più tardi da Carlo Emanuele III (incoronato re nel 1730) il quale, in seguito alla morte di Juvarra scelse di affidare il progetto all’architetto Benedetto Alfieri con la richiesta di progettare un teatro di grande prestigio. Il «Regio Teatro» di Torino, edificato nel tempo record di due anni, venne inaugurato il 26 dicembre del 1740 con l’Arsace di Francesco Feo, diventando subito un punto di riferimento internazionale per la capienza – circa 2.500 posti tra platea e cinque ordini di palchetti –, le magnifiche decorazioni della sala fra le quali spiccava la volta dipinta da Sebastiano Galeotti, gli imponenti scenari e le attrezzature tecniche, nonché la qualità delle rappresentazioni.
Dietro il Teatro svettava la guglia della Mole Antonelliana: scattai foto a raffica. Al centro della piazza vi era l'imponente Castello, detto anche palazzo Madama. Questo Palazzo circa duemila anni fa, all'epoca dell'impero romano, era una delle porte d'ingresso alla città in corrispondenza del decumano massimo che oggi è via Garibaldi. Due alte torri, quelle che tuttora affiorano sul lato della piazza pedonale, incorniciavano quattro grandi aperture ad arco: l'entrata e l'uscita da Torino (Augusta Taurinorum) verso Est, verso Roma. Nel medioevo, la porta romana subisce la sua prima radicale metamorfosi. Da soglia alla città diviene difesa della città: vengono chiusi gli archi romani, aperto un nuovo passaggio, accanto alla torre meridionale, la porta Fibellona, e, soprattutto, eretto un fortilizio a ridosso delle torri. Nei primi decenni del 1300 la struttura fortificata si trasforma in un castello per mano di Filippo I d'Acaja, del ramo cadetto dei Savoia. Ma è solo con Ludovico d'Acaja, all'inizio del Quattrocento, che il castello assume l'aspetto che ora coincide con uno dei due volti di Palazzo Madama: quattro torri angolari, scale di collegamento tra i vari piani e, all'interno, una corte circondata da portico. In seguito, il suo ruolo varierà, pur rimanendo centrale: dimora per ospiti di rango, scenario per le cerimonie pubbliche, spazio scenografico per le feste. Questo Palazzo che troneggia al centro di piazza Castello, a cui indirettamente da il nome essendo parte integrante dell'antico 'castello' medievale, è un'antologia di storia e di stili architettonici di epoche diverse. Il Castello, ampliato nel 1400, costituiva il vecchio nucleo difensivo della città, ed era a sua volta stato edificato inglobando le due torri dell'antica porta romana (Porta Decumana, o Praetoria); dietro la settecentesca facciata barocca passavano infatti le mura che circondavano la colonia di Augusta Taurinorum per un perimetro di circa 3000 metri.Il fronte verso Via Po conserva ancora l'aspetto medioevale con le sue merlature (ora poco evidenti), mentre la grandiosa facciata ed il corpo verso Via Garibaldi sono dotati di un ricco frontale, opera di Filippo Juvarra (1721), capolavoro di architettura barocca. Molti grandi artisti hanno lavorato a questo edificio i cui interni furono trasformati, già nel 1600, in lussuoso palazzo, soprattutto durante la reggenza (1638-1660) di Maria Cristina d'Orléans, figlia di Enrico IV re di Francia e Maria de' Medici, rimasta vedova giovanissima di Vittorio Amedeo I di Savoia. Il nome di "Madama" attribuito al palazzo risale a quest'epoca, poiché esso era destinato alla madama ('signora' in dialetto torinese). Maria Cristina; per lei Carlo di Castellamonte costruì il Salone degli Svizzeri e le bellissime sale degli appartamenti di gala. Sempre per un altra 'Madama' reale, Giovanna Battista di Savoia Nemours, Filippo Juvarra costruì successivamente la facciata e lo scenografico scalone monumentale, a due rampe simmetriche contrapposte, che danno oggi all'ambiente aspetto maestoso e regale, luminosissimo come tutte le costruzioni juvarriane. Successivamente la nostra guida ci condusse nella chiesa di San Lorenzo, opera di Guarino Guarini; appena entrai rimasi letteralmente a bocca aperta: un interno ricchissimo ed armonioso, un vero capolavoro del barocco. Rimasi a guardare quasi in estasi; notai che sulle panche c'era uno stemma, lo stemma dei Savoia. Uscendo dalla chiesa attraversammo la cancellata in ghisa risalente al 1841, opera di Pelagio Pelagi che separa la piazza Reale da Piazza Castello. Dietro il palazzo Reale si estendono i giardini reali disegnati dall'architetto Le Notre dove vi si trova una fontana in stile rococò di Simone Martinez, nipote di Filippo Juvarra. La guida ci fece anche visitare la Biblioteca Reale dove per entrarci tutti ci divisero in due gruppi da tredici persone che entrarono uno alla volta. L'interno era ricchissimo di volumi preziosi di ogni lingua e di oltre 2000 disegni fra cui l'autoritratto di Leonardo da Vinci. Tornammo verso il Regio e accanto ad esso vi era il Palazzo degli Archivi, uno dei più importanti in Italia che Juvarra costruì per Carlo Emanuele III; su 70 chilometri di scaffali sono riposti i documenti della storia dei Savoia e dell'Italia
La funzione cui l’edificio pubblico doveva assolvere era garantire al sovrano la conservazione e la rapida consultazione dei titoli giuridici e della documentazione necessari al governo dello Stato, sia in chiave di politica interna sia estera. Il razionale ordinamento degli archivi e la loro scrupolosa conservazione da parte della dinastia dei Savoia risale al XIII secolo, quando il castello di Chambéry divenne sede stabile del potere comitale sabaudo. Poco dopo ci dirigemmo verso il ristorante Maxipiatto ma aspettammo molto prima di mangiare perchè prima di noi c'erano le altre due classi, ma alla fine venimmo tutti accontentati, per fortuna. Bene, dopo aver placato la fame che ci portavamo dietro dalle otto del mattino, ci dirigemmo al museo civico Pietro Micca.
Inaugurato nel 1961 in occasione del Centenario dell'unificazione italiana, il museo conserva documenti, stampe, oggetti e plastici della città e della Cittadella relativi all'assedio francese del 1706.
In quella circostanza Pietro Micca, minatore dell'armata sabauda, perse la vita facendo esplodere una mina in una galleria, fermando così l'assedio francese e salvando la città. Fanno parte del museo, visitabili e pressoché intatte, le gallerie di "contromina", parte dell'intricato sistema di cunicoli sotterranei in muratura che si diramava dalla Cittadella con uno sviluppo di 14 km in direzione della campagna. Mi interessò molto e mi piacque quando visitammo le gallerie sotterranee, era tutto così...reale. Nel salone inferiore viene proiettato un cortometraggio a colori sull'episodio in cui Pietro Micca fu protagonista nella notte dell'assedio, ma purtroppo noi, forse per questioni di tempo, non potemmo vederlo.
Al termine della visita ci diedero una splendida notizia: avevamo un'ora libera per girare la città. Io le mie amiche avevamo precedentemente inquadrato i nostri negozi e ci fiondammo a fare shopping brandendo la nostra arma preferita, il portafogli. Quell'ora sembrò volare ma noi avevamo già fatto i nostri acquisti e verso le sei tornammo tutte contente sul pullman diretto all'albergo. Ero distrutta, ma mi era piaciuta la giornata. Tornati in albergo, in stanza ci provammo quel che avevamo comprato e aprimmo quasi un'inchiesta su ciò che ci stava bene e su ciò che ci stava male facendoci tante belle risate di quelle vere. Scendemmo a cena e già progettavamo quel che avremmo fatto dopo; decidemmo che quella sera si cantava, così qualcuno portò una chitarra e strimpellammo delle canzoni. Avremmo voluto continuare così fino a tardi  ma i responsabili non ce lo permisero e ci mandarono a letto subito, però io e le mie due compagne di stanza ci mettemmo a chiacchierare e andammo a dormire comunque a mezzanotte. La mattina dopo infatti quasi non sentimmo la sveglia, ma le voci dei nostri compagni furono molto più efficaci. Facemmo colazione, salimmo nuovamente su un pullman e ci dirigemmo verso Palazzo Reale . L'interno era semplicemente maestoso,tappeti, quadri, mobili, arazzi, tutto era originale, affascinante.
Un'ora dopo tornammo sul pullman per andare al ristorante Le fonderie Ozanam ; fui molto contenta di non doverci andare a piedi perché il tempo non era dei migliori. Dopo aver mangiato tornammo sul pullman che si diresse stavolta fuori città, alla reggia di Venaria. A mano a mano che uscivamo dalla città, dal finestrino ammiravo le bellissime campagne circostanti e finalmente riuscivo a vedere le Alpi sullo sfondo, un vero spettacolo. Quando arrivammo a Venaria il tempo era notevolmente migliorato ,c'era un bel sole e faceva anche caldo in certi punti; quel tempo faceva risaltare i bei fiori nei dintorni e la Reggia sembrava ancora più maestosa.
Entrammo e conoscemmo la nostra guida: questa era più anziana delle altre, ma mi era molto simpatica; ci illustrò alla perfezione la Galleria di Diana ( dea della caccia, Artemide per i greci), le scuderie juvarriane e il cortile delle carrozze. Ma la cosa che mi piacque di più furono i giardini reali, erano meravigliosi,immensi e poi c'era un sole caldissimo che faceva sembrare l'atmosfera quasi magica; noi non resistemmo, appena fuori ci sdraiammo chi sulla scalinata, chi direttamente sull'erba, ma il risultato era sempre lo stesso: un immenso piacere.
Restammo ancora qualche istante a godere di quel bel momento poi tornammo in albergo; quella sera fu diversa dalle altre: difatti, era ultima sera che restavamo all'Euro Motel e quindi dopo cena corremmo in camera a fare le valigie, c'era una disorganizzazione totale ovunque! La valigia non finiva mai, ci si perdeva o si dimenticava sempre qualcosa ma alla fine riportammo tutto a casa. Una volta preparati i bagagli i professori ci dissero che quella sera, se volevamo stare tutti insieme, non potevamo restare in albergo per varie ragioni, così ci portarono al parco e restammo lì fino a tardi; vi risparmio i dettagli, ma fu una serata piena di emozioni. La mattina dopo c'era un'aria allegra e frizzante tra di noi, sarà che era l'ultimo giorno . Bè, come al solito facemmo colazione e prendemmo il nostro caro pullman, che questa volta ci portò a Palazzo Carignano, uno dei più celebri esempi di barocco, che divenne, nel 1848,i sede del primo parlamento subalpino, dove sedettero Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Verdi e persino Alessandro Manzoni; oggi questa sede accoglie il Museo del Risorgimento italiano. Salimmo sulla torre e ci godemmo un bellissimo panorama di una Torino dall'alto. Dopo aver pranzato arrivò il momento che aspettavo da tutto il viaggio: il momento di visitare il famoso Museo Egizio;davanti al posto ci attendeva la mia guida preferita, Sonia.
Entrammo e ogni cosa stuzzicava il mio interesse; la prima cosa furono le mummie di due donne esposte in due teche di vetro: Sonia ci spiegò che erano due sorelle morte molto giovani e quasi nello stesso momento, non so perché, ma questa storia mi colpì. Dopo aver ammirato tutto il museo e esserci concessi qualche istante per fare acquisti in una cioccolateria caratteristica, tornammo sul pullman che ci portò alla stazione Porta Nuova. Eravamo nuovamente su un treno, con la solita frenesia ed eccitazione; l'unica differenza era che, verso le nove di sera, ci ritrovammo davvero nelle braccia di Morfeo. Che posso dire? É stato bellissimo condividere tutto, stare costantemente insieme, non dimenticherò mai quell'indipendenza; come potrei dimenticare? Non potrei.
Flavia Parracciani

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