Il
16/04/12 la classe IC si dirige in: via
Eleonora D’Arborea, via Adalberto, via Belluno, P.zza Bologna e dintorni per
visitare palazzine e ricordi storici risalenti agli anni ‘30/40. Tra questi:
- La
targa dedicata a Pilo Albertelli, professore di filosofia, che venne ucciso a 36 anni dai nazifascisti e a
cui venne dedicato un liceo classico romano. Guidava giovani e popolani nella
lotta per la libertà, contro le torture subite per mano dei fascisti. Questa targa
è stata voluta dai suoi compagni, dopo dieci anni dalla sua morte, per
lasciare il suo esempio nella storia (è
posta in via San Boccuccio da Lando, all’interno di un condominio, risalente
agli anni‘30).
- La
targa dedicata a Eugenio Colorni, filosofo
e dirigente socialista, impegnato nella lotta contro il FASCISMO e nella
RESISTENZA. Anche lui, contrario al fascismo, ucciso a 35 anni dalla polizia
di regime. La targa originale risale al 1978, ma fu volontariamente rovinata,
quindi quella attuale in buone condizioni, risale al 2004. (è visibile in via Livorno).
- Altra
targa è destinata a coloro che vennero “strappati alle fila dell’ UNITA’
SINDACALE DEL LAVORO” (come citato sulla targa): Mario Tapparelli, Manlio
Gelsomini, Alberto Giacchini, Arturo D’Aspro, Francesco Saverio
Sardone, Giovanni Senesi.
In fondo
alla targa, c’è una frase che interpretata da noi, potrebbe essere un
consiglio per i posteri, cioè quello di osare e tentare di tutto per
tutelare la libertà.
Dopo
queste testimonianze scritte, ci concentriamo sui palazzi che ci circondano:
vissuti, segnati dal tempo e in parte dalla guerra. In fondo a via Eleonora
D’Arborea troviamo molti palazzi, risalenti agli anni’30, in cui ci abitavano le persone sfrattate da
Mussolini dal centro storico,“gli sfollati", dove lui
aveva intenzione di abbattere tutto per le sue parate e monumenti.
In via
Eleonora D’Arborea, di fronte ad un portone, abbiamo visto le “memorie
d’inciampo”, così chiamate per via del fatto che sono in terra: delle targhe in
ottone sui sampietrini, con incisi i nomi di
cittadini ebrei deportati nei campi di sterminio nazisti. Nel nostro quartiere
sono già presenti in varie strade, ad esempio in via Alessandro Torlonia 9.
I nomi delle vittime sono:
Raul Vivanti,
Marcella Rosselli, Delia Di Nola e Lucia Rosselli.
Per ricordare, e per
capire il valore di certe cose, avevamo i nostri metodi:
-
Chi fotografava ogni
cosa, per paura di scordare qualche particolare, anche se a volte si finiva a
fare le foto agli amici.
Grazie alle foto, però, si avrà un ricordo per sempre di questa
importante visita.
Di foto se ne facevano tante, anche su consiglio delle
professoresse, ai palazzi antichi e rovinati, che sono stati testimoni di
tante stragi, ma anche di tanta gloria; e alle frasi significative sulle
targhe appena nominate, che potevano farci riflettere.
-
Gli appunti sono
stati essenziali:
soprattutto sulle spiegazioni della professoressa, che
davano senso a ciò che osservavamo. Ci
si metteva a scrivere dappertutto, con i nostri quaderni, poggiati ad
automobili (in gruppi ammassati sui vetri),
sulle schiene dei compagni (a catene, l’uno sull’altro), o semplicemente
poggiati al muro.
Tutto ciò ha creato
una bella atmosfera, non noiosa, perciò si aveva voglia di impegnarsi a
prendere appunti e di interessarsi alle spiegazioni, tutto ciò che magari in
classe sarebbe stato più difficile fare.
Di Elena Sorgente I C

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